di Raphaël  LIVNAT

Dal 1517 Gerusalemme e la Terra Santa erano disperse nel vasto territorio dell’Impero Ottomano. All’inizio del 19° secolo i pochi rari viaggiatori che visitavano Gerusalemme la descrivono come una città del Medioevo, la sua popolazione di circa 9.000 anime viveva all’interno delle mura della città di Re David.

La popolazione sopravviveva tramite piccoli mestieri. La comunità cristiana europea era composta da religiosi di varie nazionalità che vivevano in chiese e conventi. Non c’era modo di comunicare con l’esterno; cavallo e cammello erano utilizzati per lunghi viaggi, asini o muli per i dintorni. Non c’era né’ stampa né giornali. I pochi visitatori stranieri soggiornavano negli ospizi religiosi perché in quel momento non erano presenti alberghi. Da Jaffa, l’ unico porto della regione, a 65 km di distanza, il viaggio si faceva a cavallo e durava dodici ore. Gran parte della popolazione era analfabeta. Non esisteva un servizio postale. Le poche lettere ritrovate provengono da istituzioni religiose, una lettera richiedeva dai 3 ai 4 mesi per raggiungere l’Europa. Nessuna lettera è mai stata trovata con destinazione locale Gerusalemme, la cittadella (David Roberts, 1839)

Nel 1831, l’esercito egiziano attraversò il Sinai e occupò la Palestina e la Siria. L’intervento di Francia e Gran Bretagna nel 1833 permise di mantenere questi territori sotto l’egida dell’Egitto. Nel 1839, il sultano Mahmud II riprese la guerra contro l’esercito egiziano e subì nuovamente una sconfitta. L’intervento franco-britannico portò al “Trattato di Londra” del 15 luglio 1840, che pose fine al conflitto e lasciò parte della Siria e della Palestina all’Impero ottomano. La Palestina sarà poi evacuata dall’Egitto nell’ottobre del 1840.