di Emilio Simonazzi

In Italia il collezionismo filatelico iniziò a svilupparsi poco dopo l’unità nazionale grazie anche alla grande quantità di francobolli degli Stati preunitari che, con la proclamazione del Regno d’Italia, confluirono a Torino presso la Direzione Generale dei Lavori Pubblici dalla quale dipendevano le Poste e che grazie anche alla disponibilità degli addetti furono a disposizione di quanti avevano iniziato questa nuova forma di raccolta.

Parallelamente, all’apparire dei primi collezionisti, iniziarono ad essere attivi anche i primi commercianti, spesso proprio come evoluzione di una fase collezionistica ove la distinzione fra collezionismo e commercio spesso fu molto labile. Il parallelismo fra collezionismo e commercio di quanto è oggetto del collezionismo stesso, peraltro, è stato un concetto lungamente dibattuto se si considera quanto “ Jean Clavel” ebbe a scrivere sull’ “ L’Echò de la Timbrologiè“ del 1928: “…..non è un paradosso dire che quelli che vivono della filatelia sono quelli che a loro volta la fanno vivere. “.

Nel panorama bibliografico sulla filatelia, tuttavia, vi è ben poco che si riferisca alle origini del commercio filatelico in Italia; ma va ricordata l’opera dello statunitense John K. Tiffany “ The Philatelical Library: a catalogue of Stamp publication “ apparsa a St. Louis nel 1874, ove nell’elencazione di listini o circolari editi da commercianti filatelici di varie Nazioni, ve ne sono riportati quattro riguardanti degli italiani:” F. Caldelli “di Firenze del 1866, “ G. Leoni “ di Bologna del 1874, “ Paolo Norberto “ di Torino del 1864 e “ Tartarini e C. “di Bologna del 1872.

Ed è proprio “ Paolo Norberto “ ad essere menzionato in un articolo pubblicato nel 1940 sulla Rivista Il Corriere filatelico dal titolo: “ Due pionieri del commercio filatelico italiano: Giuseppe Arduin e Carlo Cocorda “, tenuto conto che proprio Giuseppe Arduin aveva iniziato a commerciare in francobolli negli anni ’60 dell’ottocento, utilizzando lo pseudonimo di “ Paolo Norberto “ in quanto quale impiegato di banca non ritenne opportuno utilizzare il proprio cognome. Carlo Cocorda, invece, che in realtà si chiamava Charles Coucourde perchè originario delle valli valtellinesi, si traferì a Torino intorno al 1859, ove trasformò l’iniziale interesse collezionistico per i francobolli in un’attività commerciale.