di Giorgio Migliavacca

Essere un sopravvissuto a circa sedici uragani (inclusi i terribili Hugo, Irma e Maria) mi ricorda alcuni degli editoriali che ho scritto per il quotidiano The Island Sun durante le trentasei stagioni degli uragani che ho vissuto nei Caraibi; uno è stato intitolato “Aspettatevi l’inaspettato” e uno simile è stato intitolato “Iperpreparati è meglio di impreparato”. Non ho bisogno di elaborare, sapete a cosa sto puntando durante i nostri tempi complessi del Covid-19.

L’impatto dell’emergenza pandemica ha colpito anche il mondo dei francobolli, basti ricordare il rinvio di Londra 2020 e molti altri importanti eventi filatelici nazionali e internazionali. Eppure, per molti di noi, la filatelia e la storia postale si stanno dimostrando terapeutiche durante il blocco e le restrizioni causate dal calvario globale. La nostra attività cerebrale non perde tempo per nutrire la depressione e l’ipocondria; invece, siamo mentalmente stimolati dai nostri enigmi riguardanti sovrastampe, tariffe postali e percorsi, ristampe nonché lettere di “ritorno al mittente” (a proposito delle quali dovremmo restituire Covid-19 al mittente).

In questo momento guardiamo meno televisione e leggiamo meno giornali perché, onestamente, raramente abbiamo avuto così tanto tempo per la nostra piacevole vocazione; immergiamo felicemente francobolli, misuriamo perforazioni, cerchiamo una filigrana laterale e cerchiamo la posizione di un certo ufficio postale.

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